Impatto dei cambiamenti climatici in Italia ricerca della Fondazione Eni Enrico Mattei

I cambiamenti climatici: quanto costeranno all'Italia?
Di questo si è discusso ieri a Milano, presso le sede di Milano della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), in occasione della presentazione del libro di Carlo Carraro:
Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica.
Sono intervenuti con l'autore Alessio Capriolo, ISPRA, Stefano Caserini, DIIAR, Politecnico di Milano, e Sergio Castellari, CMCC e INGV.
La discussione è stata moderata da Giovanni Carrada, giornalista scientifico e autore di Superquark.
Milano, 23 marzo 2009, Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM). Quali sono le aree più vulnerabili ai cambiamenti climatici in Italia? Quanto potrebbero costare al sistema economico italiano i probabili impatti futuri dei cambiamenti climatici? E quali strategie di adattamento dovrebbero essere attuate per limitarne i danni attesi?I danni per il nostro Paese si prospettano essere molto gravi, ma nonostante questo non bisogna usare toni catastrofici, bensì iniziare ad attuare strategie di adattamento preventivo, volte a preparare il sistema Paese ai cambiamenti in atto e ai danni attesi futuri.
Questi temi sono emersi nell'incontro di ieri a Milano in occasione della presentazione del libro di Carlo Carraro, responsabile della ricerca ambientale della FEEM, pubblicato da 'il Mulino', su: Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica.
La ricerca è una valutazione macroeconomica delle implicazioni dei cambiamenti climatici sul sistema italiano e punta l'attenzione sulle politiche che dovranno essere adottate e sugli ingenti investimenti che saranno necessari per fronteggiare i cambiamenti climatici e per rendere i nostri sistemi economici meno vulnerabili. Lo studio, svolto dai ricercatori FEEM, è parte di un progetto APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici - ora ISPRA)- CMCC (Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici) su 'Impatti del Cambiamento Climatico in Italia e Politiche di Adattamento'.
I danni attesi al 2050 in Italia, si legge nella ricerca, variano sia per settore, che per area geografica. Ad esempio si stima che i cambiamenti climatici potrebbero determinare una diminuzione dei flussi di turismo internazionale verso il nostro Paese, a fronte però di un aumento del turismo domestico. La dinamica degli stessi flussi di turismo interno subirebbe dei cambiamenti, con una variazione nelle mete prescelte: si prevede ad esempio una diminuzione del turismo invernale nelle zone alpine, in particolare nel Trentino Alto Adige, conseguente ad inverni più miti e meno nevosi. Quindi gli impatti dei cambiamenti climatici nel nostro Paese, ricco di una varietà naturale e di una diversità nel sistema sociale ed economico, non si distribuiranno in modo omogeneo, e i costi ( o in alcuni casi i possibili benefici) degli impatti non si distribuiranno equamente sul territorio. La discussione ha messo in luce come per studiare la distribuzione degli impatti sia cruciale la valutazione della vulnerabilità nelle diverse aree del nostro Paese: vulnerabilità naturale, sociale, ed economica. Il libro ne illustra e analizza le dimensioni più critiche per l'Italia, concentrandosi sulla vulnerabilità delle risorse idriche, connessa al rischio idrogeologico, delle aree agricolo-forestali, soggette a rischio di desertificazione e di perdita di biodiversità, e dell'arco alpino.
Anche se oggi non sono evidenti i potenziali impatti dei cambiamenti del clima già in atto, la ricerca sottolinea come la vulnerabilità nelle aree più critiche suggerisca la necessità di disegnare strategie e misure di adattamento ai cambiamenti climatici in tempi rapidi. In Italia, 16.500 km quadrati di terreno sono considerati vulnerabili al rischio di desertificazione, il che vuol dire che per questi terreni è prevista una diminuzione di resa agricola che, in completa assenza di politiche e strategie di adattamento, potrebbe essere calcolata in una cifra che oscilla tra gli 11,5 (nel caso di terreni adibiti a pascolo) e i 412,5 milioni di dollari l'anno (nel caso di terreni irrigati). Un altro esempio: l'innalzamento della temperatura potrebbe costare nel 2030 una diminuzione del turismo straniero sulle nostre Alpi del 21,2%, mentre nel 2080 i danni dei cambiamenti climatici sulle aree costiere della penisola sarebbero pari a 108 milioni di dollari in assenza di politiche e strategie di adattamento, costo che invece scenderebbe a circa 17 milioni se si adottassero azioni di protezioni delle coste. Dati significativi si possono trarre anche dall'osservazione di eventi passati, come ad esempio l'ondata di calore del 2003: se in quell'occasione avessimo adottato misure di adattamento, si sarebbero potuti risparmiare 134 milioni di euro.
Il dibattito ha evidenziato numerose politiche di adattamento, e politiche di sviluppo di settore, anche tecnologiche, le cui sinergie mostrano potenziali co-benefici. Interventi per la mobilità più sostenibile, o l'incentivo all'uso di energie rinnovabili, potrebbero ad esempio contribuire a ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici, anche in una prospettiva di crescita e sviluppo.
Il libro prende in considerazione due scenari di variazione della temperatura nel periodo 2001-2050: il primo comporta un incremento pari 0,93 °C e il secondo un incremento pari a 1,2 °C, in linea rispettivamente con gli scenari B1 e A2 dell'IPCC. Sulla base di questi modelli e dello studio di eventi passati, la ricerca analizza le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici in quattro diverse aree del nostro paese: le aree a rischio idrogeologico, le zone costiere, le zone alpine e quelle a rischio desertificazione. Dopo una valutazione dei costi attesi in agricoltura, turismo, trasporti e altri settori economici, la ricerca trae una prima valutazione macroeconomica delle implicazioni dei cambiamenti climatici per l'economia italiana. Non vengono trascurati gli impatti sulla salute umana e le relative politiche di prevenzione, in modo da identificare sia l'insieme dei costi diretti e indiretti che si avrebbero a seguito dei cambiamenti climatici in corso, sia i costi delle misure di adattamento