L'ELABORAZIONE DEL LUTTO E IL DIAMANTE DELLA MEMORIA

La morte di una persona cara può scatenare molti turbamenti, con emozioni contrastanti che vanno da una profonda angoscia, una tristezza disperata, ad un senso quasi di sollievo qualora la vita che si è conclusa sia stata di dolore e di sofferenza. Ad esempio, non pochi provarono un sentimento di liberazione al termine della tragica vicenda di Eluana Englaro; tanto che quando si seppe della notizia della sua morte, davanti alla clinica La Quiete di Udine, alcuni si abbandonarono ad un applauso sincero, commosso e liberatorio.

Fin dai tempi più antichi, un ruolo fondamentale nell’elaborazione del lutto l’hanno avuto le religioni e la speranza in una vita ultraterrena. Ai nostri giorni, la teoria preminente si basa sulla necessità di concedersi il tempo per soffrire. Secondo alcuni autori, il percorso del lutto varia più o meno dagli 8 ai 18 mesi ed è costituito da varie fasi. John Bowlby psicoanalista britannico (26/2/1907 – 2/9/1990) ha elaborato la “teoria dell’attaccamento”, in essa sono state ipotizzate quattro fasi del lutto:
1. E’ una prima fase di disperazione acuta, caratterizzata da stordimento e protesta. Vi può essere immediato rifiuto e sono comuni crisi di rabbia e di dolore. La fase può durare da alcuni momenti a giorni e può interessare periodicamente la persona afflitta per tutta la durata del processo di lutto.
2. E’ una fase d’intenso desiderio e di ricerca della persona deceduta; è caratterizzata da irrequietezza fisica e da preoccupazione eccessiva verso il morto. La fase può durare alcuni mesi o anche anni in forma attenuata.
3. Descritta come una fase di disorganizzazione e di disperazione, la realtà della perdita comincia a essere accettata. Domina una sensazione che la vita non sia reale e la persona afflitta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verificano insonnia e calo ponderale così come la sensazione che la vita abbia perso il suo significato. La persona addolorata ricorda costantemente lo scomparso; insorge un inevitabile senso di delusione quando la persona che ha subito la scomparsa di una persona amata riconosce che i ricordi sono solo ricordi.
4. E’ una fase di riorganizzazione, durante la quale gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e la persona afflitta comincia ad avvertire un ritorno alla vita. La persona perduta viene ora ricordata con un senso di gioia, ma anche di tristezza, e la sua immagine viene interiorizzata.

L’elaborazione del lutto può aver luogo in diversi modi. Quello più classico consiste nell’elaborazione attraverso la c.d. “rappresentazione”; la persona amata perduta non può essere ritrovata nel mondo esterno e quindi viene ricostruita nel mondo interiore dell’individuo in lutto. Frequente, e spesso complementare, è il bisogno di ritrovare la persona attraverso una raffigurazione di essa nel mondo reale.

Recentemente, questi due approcci hanno trovato una nuova modalità di espressione attraverso una diversa forma di sepoltura: la trasformazione delle ceneri di cremazione in un diamante, il cosiddetto Diamante della Memoria. Il diamante ottenuto dalla cremazione è l’estrema sintesi della persona scomparsa e può in alcuni casi costituire un’accettazione almeno parziale del lutto, incanalando l’angoscia e la disperazione associate al dolore.

Come per la terapia, lo scopo del Diamante della Memoria è quello di accompagnare, non togliere il dolore. Avere in mano tale diamante consente di mitigare la solitudine, di alleviare l’abbandono, di addolcire la lontananza. Con il diamante, la pietra più preziosa, più dura e più eterna che esista, è possibile trovare un nuovo equilibrio, è possibile iniziare il lento processo di ridefinizione del nostro mondo e della nostra realtà, privati della presenza della persona cara, ma confortati al cospetto del suo diamante. In tal senso Il Diamante della Memoria potrebbe inoltre risultare un valido aiuto anche nel caso di lutti patologici.

Walter Mendizza

Per approfondire: www.algordanza.it

La morte di una persona cara può scatenare molti turbamenti, con emozioni contrastanti che vanno da una profonda angoscia, una tristezza disperata, ad un senso quasi di sollievo qualora la vita che si è conclusa sia stata di dolore e di sofferenza. Ad esempio, non pochi provarono un sentimento di liberazione al termine della tragica vicenda di Eluana Englaro; tanto che quando si seppe della notizia della sua morte, davanti alla clinica La Quiete di Udine, alcuni si abbandonarono ad un applauso sincero, commosso e liberatorio.

Fin dai tempi più antichi, un ruolo fondamentale nell’elaborazione del lutto l’hanno avuto le religioni e la speranza in una vita ultraterrena. Ai nostri giorni, la teoria preminente si basa sulla necessità di concedersi il tempo per soffrire. Secondo alcuni autori, il percorso del lutto varia più o meno dagli 8 ai 18 mesi ed è costituito da varie fasi. John Bowlby psicoanalista britannico (26/2/1907 – 2/9/1990) ha elaborato la “teoria dell’attaccamento”, in essa sono state ipotizzate quattro fasi del lutto:
1. E’ una prima fase di disperazione acuta, caratterizzata da stordimento e protesta. Vi può essere immediato rifiuto e sono comuni crisi di rabbia e di dolore. La fase può durare da alcuni momenti a giorni e può interessare periodicamente la persona afflitta per tutta la durata del processo di lutto.
2. E’ una fase d'intenso desiderio e di ricerca della persona deceduta; è caratterizzata da irrequietezza fisica e da preoccupazione eccessiva verso il morto. La fase può durare alcuni mesi o anche anni in forma attenuata.
3. Descritta come una fase di disorganizzazione e di disperazione, la realtà della perdita comincia a essere accettata. Domina una sensazione che la vita non sia reale e la persona afflitta sembra essere chiusa in se stessa, apatica e indifferente. Spesso si verificano insonnia e calo ponderale così come la sensazione che la vita abbia perso il suo significato. La persona addolorata ricorda costantemente lo scomparso; insorge un inevitabile senso di delusione quando la persona che ha subito la scomparsa di una persona amata riconosce che i ricordi sono solo ricordi.
4. E’ una fase di riorganizzazione, durante la quale gli aspetti acuti del dolore cominciano a ridursi e la persona afflitta comincia ad avvertire un ritorno alla vita. La persona perduta viene ora ricordata con un senso di gioia, ma anche di tristezza, e la sua immagine viene interiorizzata.

L'elaborazione del lutto può aver luogo in diversi modi. Quello più classico consiste nell’elaborazione attraverso la c.d. “rappresentazione”; la persona amata perduta non può essere ritrovata nel mondo esterno e quindi viene ricostruita nel mondo interiore dell'individuo in lutto. Frequente, e spesso complementare, è il bisogno di ritrovare la persona attraverso una raffigurazione di essa nel mondo reale.

Recentemente, questi due approcci hanno trovato una nuova modalità di espressione attraverso una diversa forma di sepoltura: la trasformazione delle ceneri di cremazione in un diamante, il cosiddetto Diamante della Memoria. Il diamante ottenuto dalla cremazione è l'estrema sintesi della persona scomparsa e può in alcuni casi costituire un'accettazione almeno parziale del lutto, incanalando l'angoscia e la disperazione associate al dolore.

Come per la terapia, lo scopo del Diamante della Memoria è quello di accompagnare, non togliere il dolore. Avere in mano tale diamante consente di mitigare la solitudine, di alleviare l'abbandono, di addolcire la lontananza. Con il diamante, la pietra più preziosa, più dura e più eterna che esista, è possibile trovare un nuovo equilibrio, è possibile iniziare il lento processo di ridefinizione del nostro mondo e della nostra realtà, privati della presenza della persona cara, ma confortati al cospetto del suo diamante. In tal senso Il Diamante della Memoria potrebbe inoltre risultare un valido aiuto anche nel caso di lutti patologici.

Walter Mendizza

Per approfondire: www.algordanza.it