A Roma i livornesi di Edgarluve per raccontare il mondo Ultrà

 

Sabato 18 (ore 22.00) e domenica 19 (ore 18.00) aprile 2009
Al Kollatino Underground
Via Georges Sorel, 10
ultra-
rielaborazione da “I furiosi” di Nanni Balestrini
 
ideazione e regia edgarluve
drammaturgia Alessio Traversi
con Marco Mannucci
batteria Francesco Zerbino
 
organizzazione Federico Bernini
 
con il contributo di alcuni ultrà della Curva Nord di Livorno
 
Il progetto è stato finalista del Premio alle artisceniche
Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”, edizione 2006
 
 
Al Kollatino Underground verrà presentato per la prima volta a Roma Ultra- della compagnia livornese Edgarluve. Lo spettacolo è un monologo “selvaggio” dedicato almondo degli Ultrà, rielaborazione da I furiosi di Nanni Balestrini, con ideazione e regia di Edgarluve, drammaturgia di Alessio Traversi. In scena solo l’attore Marco Mannucci e il batterista Francesco Zerbino.
Un apparato minimo per una narrazione epica. Un poema eroicomico in cui si lotta per non vincere nulla. L’ultrà stesso diviene protagonista per raccontare, per esprimere la sua realtà senza apporvi un giudizio morale. Non si rivendica, non si condanna, piuttosto  si dice soltanto: questo esiste, questo è.
 
ultra- è quindi prima di tutto una storia. La storia di persone per cui i gradini della curva sono solo un punto di partenza: per esprimere uno stile di vita, per praticare il dialogo o lo scontro con le istituzioni, per stringere alleanze con le tifoserie di colore politico analogo e dichiarare guerra a quelle di colore politico opposto, per partecipare a progetti che escono dai cancelli dello stadio e sconfinano nel sociale. Anche questa storia vive di un conflitto di base: quello che ruota attorno all’idea di violenza.
 
In questo caso la storia è diventata un culto laico, l’ultimo in grado di compiere quello che i culti tradizionali del mondo occidentale non sono più in grado di fare: fabbricare rituali e mitologie.
 
ultra- è in primo luogo un lavoro di ascolto. L’adattamento teatrale de “I furiosi” di Nanni Balestrini è infatti basata sul contributo che un gruppo ultrà livornese ha voluto fornire a questo lavoro rilasciando alla compagnia una serie di video-interviste, poi rielaborate nella messa in scena finale senza filtri, nell’intento di dare spazio soprattutto alla “verità” di chi parla.
 
ultra- è anche uno strumento di confronto con il pensiero e gli stili di vita degli ultrà livornesi, storicamente appartenenti a una tifoseria “rossa” e negli ultimi anni protagonisti di un processo di identificazione collettiva talmente profondo da riproporre forme di appartenenza giovanile assenti da decenni nella nostra società. Dialogare con questo universo significa focalizzare lo sguardo su un immaginario collettivo particolarmente radicato ed esteso, ma anche risalire dalla dimensione del gruppo a quella del singolo, per far emergere bisogni, motivazioni, contraddizioni, aspettative e aspirazioni individuali.
 
Il testo drammaturgico in buona parte costruito sulla rielaborazione delle testimonianze degli ultrà della Curva Nordnon propone semplicemente il racconto del come e del perché si è ultrà, ma espone una più estesa riflessione sul senso dell’essere ventenni nella nostra società e sulla perdita del “qualcosa di più grande in cui essere contenuto”; una riflessione che non termina con una rassicurante presa di distanza dalla violenza o con l’assicurazione che “si reagisce solo se provocati”, quanto con la convinzione che la violenza è una situazione che affiora a volte nella vita ultrà solo perché è una pratica fondante del nostro vivere quotidiano, e lo permea a tutti i livelli.
 
A livello formale questa rielaborazione del testo ha sviluppato in senso radicale i presupposti ritmici presenti nel testo originario (dove strutturale era la mancanza di punteggiatura), originando un “monologo” selvaggio costruito su un metro che poggia su una regolarità continuamente violata. Questa scelta ha creato i presupposti per l’inserimento nella messa in scena di un vero e proprio strumento musicale: una batteria, suonata dal vivo con lo scopo di proporre sottolineature, discrepanze e contrasti con le azioni fisiche, verbali e sonori che l’attore effettua nello spazio, avvalendosi in modo esteso di uno strumento microfonico.
L’inserimento della batteria ha così spinto la messa in scena verso uno spazio concepito come quello di un concerto rock e suddiviso su due livelli: la zona del proscenio dove agisce l’attore, la zona restrostante dove si eleva la batteria, incorniciata ai lati da due “totem” di colore rosso dove sono state tracciate in cirillico (l’iconografia del socialismo reale è il riferimento culturale principale per i gruppi ultrà livornesi”) le parole chiave dello spettacolo:        jàrost’ (furia); potjèrj (perdita).   

sp

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