Cicerale: vergogna d'Italia


Mentre il sottosegretario ribadisce che la struttura va chiusa, la Campania manda le ispezioni nei canili delle associazioni che contestano, col ministero, la gestione del canile di Cafasso .
Su Cicerale Francesca Martini non ha e non ha mai avuto dubbi. E ribatte a chi vuole salvare il salvabile di Cicerale e mettere in atto controffensive difensive: «Il canile di Cicerale
è una vergogna per l’Italia. Non ha gli standard minimi per offrire condizioni igienico-sanitarie ai cani ospitati. La situazione è del tutto inadeguata per proseguire
l’attività. Continuerò ad adoperarmi per la sua chiusura ». Parole ferme e decise. Sono la legge. Rappresentano la legge. Rappresentano il Governo. Sono le parole dello
Stato. Entro cui si devono muovere le istituzioni dello Stato. Dalle Alpi alle Piramidi. Salerno inclusa. Sono la risposta determinata della legge ai fatti, alle congetture, alle perplessità
scaturiti dagli ultimi eventi di cronaca in Campania, terra dell’impossibile, de! ll’impenetrabile. Infatti, mentre il ministero ordina di chiudere, svuotare Cicerale, mentre lo Stato
prende posizione, per la prima volta nella storia dei canili lager, ecco che un altro pezzo di Stato, in provincia di Salerno, per “atto dovuto”, mandato da “qualcuno ”, previa
denuncia immediatamente da ottemperare di corsa e al passo, spedisce i Nas a ispezionare le associazioni di volontariato che, dopo aver denunciato Cafasso per decenni, ora si stanno prodigando per
l’uscita di quel che resta dei cani moribondi infoibati lassù sul monte della morte. Gli accusatori diventano accusati. E alle porte dei loro canili bussano i gendarmi. Mangiafuoco se
la ride. È il Sud. È la Campania. È il complesso meccanismo di equilibri e amicizie, di silenzi che si chiama Cicerale. La cronaca ha dell’incredibile. Se un personaggio
locale “ferito” denuncia, partono le gazzelle dei carabinieri. È pane per i denti di Pirandello e Sciascia. E anche Kafka. Come vogliamo chiamarlo questo Stat! o nello Stato? Che
Stato è quello in cui per fotografare solo l’estern o del canile, come ci è accaduto, la macchina restava accesa a motore vivo, sulla strada, portiera aperta, pronta a sgommare e
a nascondersi ad ogni rumore e ad ogni vettura che sopraggiungeva? Perché bisogna avere paura di fotografare Cicerale? Per lo stesso motivo per cui quando erano le associazioni a denunciare,
non venivano fatte partire le gazzelle dei carabinieri. Chi comanda la Campania? Chi vuole spaventare i giornalisti e i volontari. Preoccupati per la loro pelle. A tal punto si è arrivati,
in cima al cucuzzolo di Monte Cicerale. Ed eccoci arrivati al maledetto venerdì 17 aprile. Stesso giorno, stessa ora. Stessa ispezione. Stessi carabinieri, i Nas, quelli di Salerno. Tra
loro, anche quelli che hanno “vigilato” negli anni su Cicerale. Mai un’obiezione sul maltrattamento, sulle condizioni igienico-sanitarie dei cani? Mai una verifica a tappeto della
microchippatura? Fino a quando non è arrivata Francesca Martini a spezzare un silenzio durato troppo a lungo. Dov’er! a la veterinaria pubblica, prima? Chi non fermava le morti a
catena? Ancora oggi i cani malati non vengono curati. Ma i Nas vengono mandati altrove. A ispezionare e sequestrare a mm in i st r at iv a me nt e per peccati veniali (di burocrazia comunale) i
canili del volontariato. Non va proprio giù a qualcuno quel sottosegretario che non perdona e che ha ordinato, lasciando interdette le istituzioni locali, lo svuotamento di Cicerale, il
censimento delle anime intrappolate dentro quella struttura. Troppo banale dire che nessuno se ne è interessato solo perché i cani non sono importanti. Dopo l’ordine del
sottosegretario ai sindaci dei 97 comuni di andarsi a riprendere quei cani che entravano e morivano passando per il camino di Cafasso, venerdì 17 aprile è arrivata la replica.
Indossava gli abiti delle istituzioni. Questa è la differenza. Sostanziale. Nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, il messaggio che passa, con tutta la più buona volontà di
pensare altro, è che uno S! tato ha replicato ad un altro Stato. Un braccio di ferro tra Roma e un pezzo di Campania. Dove i carabinieri vengono inviati a fare il loro dovere tra gli onesti,
quelli che hanno avuto il coraggio di denunciare e alzare la voce. Chi vuole la legalità viene processato. Chi è contra legem, cerca protezioni. Ma non sia lo Stato a cedere! E’
contr o natura. Un messaggio che rischia di confondere il sacro col profano, che può alimentare dubbi, che scuote le coscienze, che interroga sulla velocità di alcune istituzioni,
così lente e inerti nel passato contro Cicerale e così invece questa volta pronte a precipitarsi su comando di qualcuno nei canili dove sono ospitati attualmente i cani usciti da
Cicerale. Chi la fa l’aspetti. Fa parte del gioco. Guai chiamarla “vendetta”, “ritorsione ”. Si chiama pan per focaccia ma, a Salerno, il mittente la invia usando le
gazzelle di alcuni carabinieri. Campania, terra dello Stato? Troppe le brutte coincidenze. Oggetto del blitz, motu proprio dei Nas locali, quelle stesse associazioni di volontariato che avevano!
organizzato il 28 febbraio scorso la manifestazione a Cicerale. Allora era in corso anche l’ispezione nel canile voluta dal sottosegretario Martini. Venerdì 17, invece i Nas di Salerno,
con dovizia, solerzia, precisione, meticolisità, puntigliosità, con lente d’ingrandimento, con microscopica indagine, rivoltavano come un calzino i canili gestiti sul territorio
dagli accusatori di Cafasso. È così che funziona la giustizia.


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