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Il Premio “Chiara D’Onofrio” assegnato al ricercatore Telethon Davide Corona con il sostegno di Sisal e SuperEnalotto

A Davide Corona dell’Università di Palermo il premio in memoria della brillante ricercatrice. E’ uno dei progetti finanziati da Sisal e Telethon grazie alle raccolte fondi nelle ricevitorie

Un premio per il contributo allo studio dei meccanismi molecolari della crescita e del differenziamento delle cellule, processi che sono alla base di numerose patologie genetiche e forme di cancro. La Fondazione “Chiara D’Onofrio” ha deciso quest’anno di assegnarlo a Davide Corona, un ricercatore dell’Istituto Telethon Dulbecco presso l’Università di Palermo, per l’importante contributo svolto nel campo dell’epigenetica. Il progetto coordinato da Corona, “Ruolo dei fattori epigenetici nell’identità delle cellule staminali e nei processi di rigenerazione tissutale”, è stato finanziato dalla Fondazione Telethon grazie al sostegno di Sisal e SuperEnalotto, che hanno promosso negli ultimi 8 anni le campagne di raccolta fondi per la ricerca scientifica nelle oltre 45.000 ricevitorie della rete e nei punti vendita del circuito.

“Dal 2009 Sisal ha messo a disposizione la propria rete distributiva a favore della solidarietà – ha dichiaratoEmilio PetroneAmministratore Delegato Sisal –. Un’azione che ha permesso, in questi anni, di raccogliere importanti somme da destinare alla ricerca, contribuendo al progresso degli studi di settore e alla valorizzazione di giovani ricercatori, che rappresentano il futuro del nostro Paese”.

Nona Giornata ecumenica del Dialogo cristiano-islamico

L’emergenza ambientale è oramai una costante dei nostri tempi. Le catastrofi naturali sono ingigantite dalle responsabilità umane e dai disastri causati dall’uomo e dalle tecnologie che spesso gli stessi uomini che le hanno realizzate non riescono a controllare. La nostra Terra è ferita profondamente e sanguina, come ha scritto recentemente, con riferimento al gravissimo incidente petrolifero del Golfo del Messico, un Capo spirituale cheyenne in un appello a tutte le religioni del mondo alla preghiera per la Terra ferita e per tutti gli esseri viventi che la abitano.
Ma più la situazione diventa grave, più si moltiplicano gli appelli al rispetto dell’ambiente, più acuti e violenti diventano gli atteggiamenti di quanti rifiutano il cambiamento di uno stile di vita irrispettoso della Terra che ci ospita che nessun essere umano ha creato e che nessun essere umano dovrebbe poter impunemente distruggere.
La violenza, come è scritto nel documento finale del Convegno “Chiese strumento di pace?” – svoltosi a Milano il 2 giugno 2010, «è diventata parte del nostro quotidiano e ci siamo abituati a considerarla inevitabile». E le religioni l’hanno spesso giustificata e ancora spesso continuano a farlo.
La produzione di strumenti di morte continua inarrestabile. Neppure la crisi economica ha prodotto alcun taglio nei fondi destinati all’acquisto di armi di distruzione di massa. Mentre non si trovano soldi per i servizi sociali di base, per la scuola, per la sanità, i fondi per la partecipazione alle guerre sono sempre disponibili ed anzi sono aumentati. Pur di non mettere in discussione l’idolo del mercato e del massimo profitto si sceglie di continuare a produrre prodotti che aumentano all’infinito l’inquinamento atmosferico attaccando allo stesso tempo anche i diritti fondamentali della persona umana e le stesse libertà democratiche delle persone che quei prodotti sono chiamati a produrre.
Cristiani e musulmani sono interpellati nel profondo della loro fede da questi che sono i segni dei nostri tempi. Oggi come nel corso della storia dell’umanità in discussione è l’idolatria che si manifesta nel mancato rispetto per la nostra Terra attraverso il perpetrarsi di distruzioni della natura, di guerre devastanti e violenze disumane, di divisione profonda dell’umanità in oppressi e oppressori.
Forze politiche miopi che agitano la paura del diverso e di ciò che non si conosce e che per aumentare questa paura mistificano la realtà con l’uso di menzogne sempre più spudorate, vorrebbero che cristiani e musulmani continuassero a fare guerre fra loro come ai tempi delle Crociate. Si vorrebbe irreggimentare il grande spirito di pace, che pervade queste due grandi religioni della storia dell’umanità, in congreghe religiose di Stato, asservite a logiche politiche che contribuiscano a prolungare all’infinito quello stile di vita insostenibile che sta portando l’umanità sul baratro della propria autodistruzione.
Crediamo invece sia necessario che cristiani e musulmani, insieme a tutte le altre religioni, assumano posizioni e comportamenti all’altezza dei tempi che viviamo e delle sfide che ci pongono i nemici dell’umanità e della sua riconciliazione con l’unico Dio che insieme adoriamo.
Per questo le associazioni cristiane e musulmane che da 9 anni promuovono ed insieme celebrano la giornata del dialogo cristiano-islamico, vogliono mettere al centro del prossimo incontro del 27 ottobre 2010 i temi della salvaguardia del creato, del rispetto e dell’amore per la nostra Terra e per tutto ciò che essa contiene e a cui da vita. E vogliamo farlo nel nome dell’unico Dio che insieme adoriamo e a cui insieme, ognuno per la propria strada, vogliamo ricondurre questa umanità, verso quel Regno di Dio dove non ci saranno più lacrime, né lutto ne lamento ne affanno e dove l’amore trionferà.
Amare la Terra e tutti gli esseri viventi!
Il comitato organizzatore