Raffaele Pirozzi

IL 5 PER MILLE E LE PROPOSTE INDECENTI DEL MINISTRO TREMONTI.

IL 5 PER MILLE E LE PROPOSTE INDECENTI DI TREMONTI.
di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


Non è affatto una buona idea la decisione del ministro Tremonti di devolvere il 5 per mille ai terremotati dell’Abbruzzo.
Il sistema di finanziamento di attività senza scopo di lucro, attraverso la ilibera indicazione dei contribuenti sulla propria dichiarazione dei redditi, è nato come misura di sussidiarietà fiscale, per permettere ai cittadini di premiare le associazioni più meritevoli.
Secondo il Ministro dell’Economia, il 5 per mille dovrebbe subire una radicale trasformazione: diventare cioè un serbatoio di fondi per lo Stato, da utilizzare nei casi di emergenza eper la ricostruzione delle zone colpite dal sisma.
Contro la proposta si è levato un coro di no: dalle Associazioni del “no profit” con le dichiarazioni del portavoce del Forum del Terzo Settore, Andrea Olivero e il Presidente del CSVnet: Marco Granelli; dal Pd, dall’Udc, dai Radicali.
Quasi a dimostrazione di come la televisione è un docile strumento per la costruzione del consenso attorno al Governo, un sondaggio di Sky Tg24, ponendo la domanda in modo decisamente populistico («pensi di destinareil5 per mille agli sfollati dell’Abruzzo?») mostrerebbe che l’84% degli italiani sarebbe favorevole all’idea.
Non c’è da stupirsi: chi potrebbe rispondere no a una domanda del genere?
Tuttavia, andando più in profondità, emergono ulteriori elementi.
Il 5 per mille di quest’anno, potrebbe raccogliere al massimo 380 milioni, il tetto di spesa che gli è stato assegnato in Finanziaria dallo stesso Ministro Tremonti.
Anche se è impossibile stabilire la quota chegli italiani potrebbero destinare all’Abruzzo, alcune stime parlano di un 40-50% delle scelte, per un totale di 150-180 milioni.
Una bella cifra, che però non servirebbe nemmeno per l’emergenza.
Quello che Tremonti non dice, infatti, è che i beneficiari stanno ancora spettando le quote del 5 per mille 2007, maturate due anni fa.
E secondo quanto annunciato dal governo stesso (per bocca dei sottosegretari Roccella e Molgora), i contributi arriveranno se tutto va bene dopo l’estate, cioè due anni e mezzo dopo le dichiarazioni dei redditi a cui si riferiscono.
Quei 150 milioni di Euro, che si riuscirebbe a raccogliere tra i contribuenti con il 5 per mille, inoltre sarebbero di fatto sottratti a tante organizzazioni di volontari, già attualmente impegnate in prima linea per gli abitanti delle tendopoli.
Le stesse tendopoli chiuderebbero se realtà come Anpas, Misericordie, Banco Alimentare o Avis fossero costretti a smettere la loro opera di solidarietà, che oltretutto è a costo zero per lo Stato.
Tra l’altro,proprio queste realtà traggono dal 5 per mille risorse indispensabili: nel 2006, per esempio, con il 5 per mille i contribuenti sostennero l’Anpas con 2,3 milioni di Euro, utilizzati per potenziare le strutture che in questi giorni stanno operando egregiamente in Abruzzo.
Diminuire o dimezzare questo contributo andrebbe contro la sussidiarietà che questo Governo dichiara di voler perseguire.
«Mi auguro che non sia Tremonti a smontare quel meccanismo che proprio lui aveva pensato», osserva a questo proposito Emmanuele Forlani, portavoce dell’In-tergruppo per la sussidiarietà che ha presentato in Parlamento un progetto di legge per stabilizzare il 5 per mille.
«Evidentemente siamo tutti strumenti di sostegno per i terremotati, ma senza andare a scapito di altri misure che hanno dimostrato di funzionare. Tal cosa vale per il 5 per mille, ma anche per l’8 per mille.È sempre sbagliato contrapporre due interessi giusti e legittimi. Quindi ci aspettiamo che nel dispositivo tecnico la proposta venga pensata come una integrazione, non come una sostituzione».
Come si vede da queste note, basta andare dentro le notizie per rendersi conto che il più considerato tecnico del Governo Berlusconi, parla senza approfondite conoscenze.
Questo significa che non sa da dove prendere i soldi che il suo primo ministro sta promettendo a tuto spiano in quella festa mediatica in cui è stata trasformata la tragedia dell’Abruzzo.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

DOVE VA IL PAESE?

DOVE VA IL PAESE?

di Raffaele Pirozzi

I cittadini sono rimasti profondamenti colpito dal fatto che il Tribunale di Bari è stato costretto a scarcerare, per decorrenza dei termini di custodia cautelare, 22 camorristi.

Un lavoro immane delle forze dell’ordine e della Magistratura è stato vanificato perché un Magistrato non ha depositato, per mancanza di tempo, la sentenza di 1° grado.

Questa è la ragione per la quale 22 camorristi vengono scarcerati.

Da un lato i cittadini chiedono maggiore sicurezza e tutela e dall’altro 22 mafiosi vengono scarcerati è questo, a mio parere, una grave contraddizione.

Ai cittadini non interessa conoscere le ragioni di tale grave atto, peraltro non condivisibile, interessa conoscere perché avvengono questi gravi fatti.

E la domanda che si fanno è la seguente: Dove va questo Paese?

In questo Paese avvengono fatti molto gravi che sono : Notevole evasione fiscale, spreco di denaro pubblico, attenuazione delle norme per la sicurezza e tutela della salute dei lavoratori, non adeguato funzionamento del sistema giudiziario , mancanza di controlli ecc.ecc.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

UNA CRISI DI GOVERNO DIETRO LE MACERIE DELL'ABRUZZO.

 

UNA CRISI DI GOVERNO NASCOSTA DIETRO LE MACERIE.

di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

Berlusconi è tornato anche ieri all’Aquila. L’occasione è stata l’inaugurazione di una tenda, attrezzata con banchetti e lavagna, dove potranno riprendere a studiare i bambini della scuola elementare di uno dei tanti piccoli paesi della provincia, distrutto dal sisma.

Il Premier veniva direttamente da Palazzo Grazioli, dove la sera prima aveva avuto un difficile vertice con Bossi ed i suoi colonnelli sulle date del voto dei referendum.

La maggioranza di Governo, di fronte alla opinione pubblica continua a rppresentare il suo interessamento per le drammatiche condizioni dell’Abruzzo, mentre dentro le stanze del potere, veniva affrontata una crisi tanto grave da rappresentare un rischio serio per il Governo.

Cerchiamo di ricostruire gli eventi che hanno determinato questa particolare situazione.

Sono passate solo due settimane dal congresso di fondazione del partito delle Libertà, dove il trionfalismo è stato utilizzato senza risparmio ed il leader è stato santificato dalla grande platea dei delegati. Alla Lega non è molto piaciuta la volontà di quel nuovo partito di fare da solo per il futuro, di tendere a rappresentare tutti i movimenti politici e sociali che si muovono nel centro destra italiano. Alla Lega non piace il richiamo al voto utile. Non è un segreto che Berlusconi auspica che l’intero centro destra possa essere ricondotto dentro il grande contenitore che ha immaginato, come ricorderete, sul predellino di una auto.

Gli effetti che sono seguiti a quel Congresso, hanno confermato le preoccupazioni del gruppo dirigente della Lega: al primo voto della Camera senza il ricorso alla fiducia, l’aula ha bocciato le ronde e gli arresti per sei mesi dei clandestini immigrati.

Questi due provvedimenti, sono il frutto di una politica demagogica della Lega, osteggiati perfino dalla Curia Romana.

L’altro problema è stata la proposta fatta dagli organizzatori del Referendum per abolire alcune parti della legge elettorale in vigore, poco qualificanti e molto restrittive delle prerogative democratiche dei cittadini.

Il tentativo di far accorpare elezioni europee e referendum è sembrato alla Lega un attacco diretto alle proprie posizioni politiche. La legge in questione è quella che porta il nome del Ministro leghista Calderoli, fu approvata al termine della legislatura in cui il Governo Berlusconi aveva Governato per 5 anni. La legge rispondeva a due esigenze, cercare di ridurre al minimo le possibilità di Governo in caso di vittoria da parte di Romano Prodi ed al tempo stesso garantire alla lega una maggiore rappresentanza. Infatti se si fosse votato nel 2006 come per le precedenti elezioni, la maggioranza in Parlamento di Prodi sarebbe stata ampia, anche con la uscita di Mastella il Governo sarebbe andato avanti per tutta la legislatura. Inoltre, nella legge attuale il premio di maggioranza non scatta più sul piano nazionale ma su quello regionale. Per questi motivi, per un partito regionale come la Lega, che ottiene voti solo in Lombardia e nel Nord, quella legge, che lo stesso Calderoli definì uno sconcio, non può essere cambiata. Infatti con quel sistema elettorale, Bossi può contare in Parlamento di una rappresentanza di eletti che gli permettono di condizionare Berlusconi e il suo Partito.

Per questo, quando il Comitato organizzatore del Referendum per l’abolizione proprio di quella legge elettorale, ha chiesto l’accorpamento del referendum con le elezioni europee, la Lega si è sentita in pericolo ed ha minacciato subito la crisi. Il primo ed unico pensiero della Lega è stato quello di difendere il suo potere a tutti i costi.

Adesso alla Lega non interessa più risparmiare i soldi dei contribuenti, l’importante e non rischiare che il referendum prenda i voti necessari per abolire quella legge che consente ad un partito regionale, xenofobo, razzista e fascista di governare questo Paese.

La lega è presente ormai, da venti anni sulla scena politica del paese, dei suoi obiettivi, come il federalismo, se ne parla senza costrutto.

L’unico vero obbiettivo politico che quel piccolo partito porta avanti è il Governo degli Enti Locali, che governano da 15 anni con scarsi risultati. Questo sistema garantisce ad un partito xenofobo e fascista come la Lega di continuare ad avere consensi inimmaginabili in un paese civile come il nostro. Di fronte alla propria sopravvivenza qualsiasi partito politico si muove per se stesso e non per il Paese.

Per cui, mentre l’Abruzzo franava sotto i colpi inesorabili e tremendi del terremoto, mentre si scavavano ancora le vittime e si attrezzavano i primi aiuti; la Lega impegnava il Governo ed il suo leader in un chiarimento politico sul voto referendario.

Berlusconi ha ammesso chiaramente all ‘Aquila, che se non avesse ceduto la Lega avrebbe attivato la crisi di governo. Anche la più imponente delle maggioranze è a rischio. Pensate, dal voto dello scorso anno sono passati solo 9 mesi.

Mentre scriviamo, la Lega non commenta le parole di Berlusconi, ma si avverte l’imbarazzo ed il disagio per le parole del premier. Come se non bastasse, Fini ha rincarato la dose con una sua dichiarazione a favore dei referendum, che devono tenersi nello stesso giorno delle elezioni europee. Eravamo facili profeti, quando ci aspettavamo le crisi per Berlusconi. Penso che siamo solo all’inizio delle contraddizioni, se perfino la Marcegaglia protesta perché non c’è l’accorpamento delle elezioni e dei referendum.

Il futuro ci racconterà le prossime puntate di questa telenovella.

 
 
 
Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com

LA TRAGEDIA DELL'ABRUZZO ED I TEMPI DELLA MAGISTRATURA.

LA “TRAGEDIA DELL’ABRUZZO” ED I TEMPI DELLA GIUSTIZIA.


di Raffaele Pirozzi


Il Procuratore Generale dell’Aquila ha aperto un “fascicolo” contro ignoti per individuare gli eventuali colpevoli dei crolli avvenuti nella regione. Ricordiamo i dati che si evincono dai primi controlli : il 30% degli edifici sono da abbattere il 20 % possono essere abitati a condizione che siano fatte operazioni di risanamento il 50 % sono abitabili . E’ una situazione molto grave; un’intera regione è in ginocchio; 294 persone sono morte; diverse decine di migliaia sono gli sfollati.

Noi intendiamo, in questa sede, soffermarci sulle dichiarazioni rilasciate dal Procuratore Generale della Repubblica in quanto, evidentemente, egli non ha tenuto conto della lentezza della Magistratura in Italia. Il sistema giudiziario italiano è posizionato al 156° posto su 186°; è in coda addirittura ad alcuni paesi dell’Africa! A nulla sono valsi i richiami, le multe ed il pagamento di pesanti penali inflitte dalla UE per rendere il sistema giudiziario italiano più rapido. Ogni anno, da circa 20 anni, ci tocca sentire la solita “litania” sui ritardi della giustizia.

Inoltre, per i disastri pregressi quali il Terremoto della Campania e Basilicata, l’ Alluvione del Sarno, ci sono voluti circa 10 anni ed una buona dose di “testardaggine” degli avvocati di parte lesa per ottenere Giustizia.

Speriamo che nella regione Abruzzo avvenga quello che afferma l’alto Magistato e si rapidizzi la Giustizia. Noi restiamo scettici, conoscendo i precedenti.


Napoli, 15/04/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”