Raffaele Pirozzi

LA TRAGEDIA DELL'ABRUZZO E LE RAGIONI.

GIOVANNI DE FALCO, OLTRE AD ESSERE DIRETTORE DELL’IRES CAMPANIA, E’ ARCHITETTO QUINDI ESTREMAMEMTE COMPETENTE IN MATERIA DI COSTRUZIONI.

www.notiziesindacali.com ACCOGLIE VOLENTIERI IL SUO “OTTIMO CONTRIBUTO” PER CAPIRE LE RAGIONI DELLA TRAGEDIA DELL’ABRUZZO.

QUELLA POLVERE CHE OSTINATAMENTE CHIAMANO “CEMENTO ARMATO”.

di Gianni De Falco, direttore Ires Campania

Lo sciame sismico pare in via di esaurimento ma sin da subito è apparso chiaro che di fronte alla morte di 294 persone ed a 40.000 sfollati non si potrà dichiarare che la causa sia dovuta soltanto al fato…

Noi napoletani ricordiamo molto bene il terremoto dell’Irpinia e, personalmente, ho vivi ricordi di S. Angelo dei Lombardi dove mi recai nell’immediato dopo evento. Ebbene, ricordo che la maggior parte dei morti registrati in quel paese furono determinati dai crolli di edifici pubblici (ospedale) e privati in ‘cemento armato’.

A Napoli, a seguito della scossa, crollò un palazzo costruito in cemento armato in via Stadera a Poggioreale (52 morti), a causa di difetti di costruzione… allora circolò una macabra storiella del tipo: «perché prendersela con il ferro se in quell’edificio non c’è mai stato?».

Bisogna allora chiedersi perché accade che edifici all’apparenza solidi si accartoccino su loro stessi e crollino in maniera drammaticamente inaspettata.

Ho visto centinaia di immagini del terremoto in Abruzzo; ne ho selezionate alcune nella memoria: sono immagini di rovine, rovine di edifici moderni (dagli anni settanta in avanti) realizzati all’epoca con strutture cosiddette a telaio in ‘calcestruzzo di cemento armato’.

Armare un pilastro o una trave, cioè dimensionare e posizionare i ferri di armatura all’interno del getto di calcestruzzo, soprattutto in caso di edilizia residenziale senza particolari esigenze strutturali (grandi luci libere da coprire o altro) in zona sismica è prassi regolata da norme e diagrammi di calcolo che dovrebbero far parte della consuetudine del buon costruire.

Ho visto, invece, che le strutture sono drammaticamente esposte, barre di ferro longitudinali dal diametro risibile e “lisce” (non corrugate o ad aderenza migliorata), staffe con passo (la distanza tra le varie staffe che costituiscono l’armatura trasversale) eccessivo, travi spezzate in numerosi punti ed assai (troppo) ravvicinati, e altro ancora.

Solette armate e posate su antiche voltine di mattoni che ho notato in diverse foto relative a edifici storici del centro dell’Aquila. E, ancora, immagini di singoli fabbricati collassati circondati da strutture coeve pressocché intatte.

La mia amarezza muta in rabbia nei confronti di quei costruttori avidi, e progettisti irresponsabili, e organi di controllo distratti (?) che hanno aiutato il terremoto a uccidere. Spero davvero che parlare di questo, soprattutto mostrare tutto questo serva ai futuri architetti ed ingegneri perché riflettano su come l’atto del costruire inevitabilmente comporti rigore morale e onestà.

Ma su tutto prevale una sostanziale inquietudine al pensiero di come il settore edile sia condizionato in maniera massiccia dalla delinquenza organizzata e, addirittura, pare che il settore della produzione dei calcestruzzi sia sostanzialmente un monopolio nelle mani della camorra. Non è questione solo meridionale.

Le imprese della camorra sono sul mercato edile nazionale grazie ai prezzi concorrenziali, alla capacità di muovere macchinari e uomini e alla velocità di realizzazione. Costruiscono ovunque in Emilia Romagna, Lombardia, Umbria e Toscana. La crescita della camorra è avvenuta soprattutto da quando ha collocato il suo impero in Emilia Romagna, in particolar modo a Parma, che è oggi una delle città che più hanno a che fare con la camorra, lo ricordavo e lo confermavo in un precedente articolo dedicato a Roberto Saviano.

Questo è stato possibile perchè a Nord le imprese edili crescono velocemente, e spesso entrano in crisi. Così è necessario che arrivino capitali nuovi. La camorra Casalese offre condizioni ottimali: i capitali più cospicui, le migliori maestranze e l’assoluta supremazia nel risolvere qualsiasi problema burocratico ed organizzativo.

Nella “Parma connection” appare il nome di Pasquale Zagaria, capo dell’omonimo clan leader nel settore criminal-immobiliare con affari fatti con varie società a lui riconducibili nella realizzazione della linea dell’Alta velocità Caserta–Napoli, nella ricostruzione post terremoto (1983) del centro storico di Parma, nella realizzazione della nuova ferrovia Alifana, addirittura nella realizzazione del Centro radar della Nato (grazie alla complicità di un colonnello dell’Aeronautica) e con “contatti” politici di alto lignaggio in Regione Campania, con l’entourage dell’ex ministro Lunardi compreso l’ex sindaco di Parma Bernini (Forza Italia) che doveva portare i Casalesi fin dentro il Ministero delle Infrastrutture. Insomma un’asse campano – padano.

Ma l’interesse per il settore è assai diffuso anche nel Lazio ed a Roma. Il cemento era l’ingrediente preferito da Morzilli, un tempo remoto accostato al cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti, e nel 2003 arrestato proprio con i figli di Nicoletti, Toni e Massimo, per estorsione e condannato in primo grado a tre anni. L’arresto pose fine alla vita della Toro91, l’immobiliare det
enuta al 50% con la moglie Santa Tota, che faceva affari milionari con l’immobiliarista romano Danilo Coppola sull’asse Roma-Perugia. Il cemento continua a essere nel dna della figlia, Nancy, che con la madre è socia della ‘Apple immobiliare’. Sabbia e calcestruzzo sono, quindi, il nuovo impasto della mafia “de noantri”, della crimiminalità casereccia allevata a pecorino e cicoria ma svezzata dal latte di Cosa Nostra, di Camorra e ‘Ndrangheta in ogni sua mutazione genetica: dalla Capitale a Civitavecchia, da Latina a Frosinone, dall’interno costa al litorale.

Il fragile cemento degli edifici pubblici d’Abruzzo (dell’ospedale, della Casa dello Studente, dell’Albergo Duca degli Abruzzi, degli Uffici del Catasto, ecc.) è stato riempito di sabbia del mare. Imbracato da un’anima di ferro che il sale di quella sabbia si è mangiato con il tempo, rendendolo sottile e fragile come uno stuzzicadenti.

Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile al lavoro tra le macerie dell’Aquila ha affermato che «il collasso dei piani bassi è stato prodotto dallo schianto dei pilastri in cemento».

«Un buon cemento – afferma l’ingegnere Alessandro Martelli, della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell’Enea, professore di Scienza delle costruzioni in zona sismica all’università di Ferrara – deve essere in grado di sostenere un carico che oscilli almeno tra i 250 e i 300 chilogrammi per centimetro quadrato. Questa è la regola che dovrebbe valere anche per edifici dal ’70 in poi».

Nel 2003, dopo il terremoto che nel 2002 ha devastato il Molise, diverse regioni e comuni italiani sottopongono a verifiche statiche gli edifici scolastici.

In Molise, il cemento del liceo “Romita” di Campobasso non regge più di 46 chilogrammi per centimetro quadrato (sei volte sotto la norma).

In Sicilia, a Collesano, nell’entroterra di Cefalù, i pilastri della scuola superiore non vanno oltre i 68 chilogrammi per centimetro quadrato. L’asilo, i 12 chilogrammi per centimetro quadro (venti volte sotto la norma!!!). «Il cemento – ricorda oggi chi condusse l’ispezione – si bucava con la semplice pressione dell’indice».

Il tessuto connettivo italiano è il cemento. Il cemento è il sangue arterioso della sua economia.

Le storie delle imprese di calcestruzzo e cemento sono assai singolari si va dalla multindagata ditta “La Fortuna”, il cui calcestruzzo veniva imposto in gran parte dei cantieri meridionali alla “Beton Campania srl” che il 20 luglio 2000 aveva acquistato dal Ministero delle Finanze quote sociali e beni aziendali; dal Consorzio Cedic nato con lo scopo di controllare gli imprenditori ed imporre il monopolio nel settore all’affare Eurocem che Pasquale Raucci costituisce in Avellino con un libanese, residente ad Atene, tale Gorge Bouris, per il commercio del cemento. Le forniture dell’Eurocem abbattevano i costi nella produzione del calcestruzzo preconfezionato e rendevano possibile alla camorra di offrire anche un migliore e più coperto servizio di false fatturazioni, le quali si uniformavano, invece, ai maggiori prezzi correnti sul mercato.

Le imprese Bazzini (Parma) che andavano lentamente verso il tracollo, iniziarono a riprendersi grazie ai capitali ed alle competenze dei Casalesi. Ed è interessante vedere come i nomi di imprese di Bazzini, che secondo la DDA di Napoli di fatto sono gestite dai Casalesi, siano completamente slegati dal territorio meridionale: Nuova Italcostruzioni Nord srl, Ducato Immobiliare srl e persino un´impresa dedicata all´autore della ‘Certosa di Parma’, la Stendhal Costruzioni srl.

Col cemento nasci e divieni imprenditore, lontano dal cemento ogni investimento traballa. Il cemento armato è il territorio dei vincenti.

I clan della camorra, dai Puca ai Ranucci, dai Mallardo ai Moccia, dai Casalesi ai Nuvoletta sono considerati ‘e masti dell’edilizia abusiva per velocità ed audacia. Realizzano case belle ma fantasma. Abusive.

Gli allacci sono abusivi, così come le tubature dell’acqua e le condotte fognarie. Interi quartieri realizzati completamente abusivi. In dieci anni quasi 60 mila case. Colate di cemento che hanno reso ormai irriconoscibile la Campania e così anche tante altre zone d’Italia.

Un settore corrotto, che coinvolge professionisti commercialisti, notai, dirigenti uffici tecnici e, come nel giuglianese, la polizia municipale per finire poi con il “nulla osta” della camorra.

Camorra imprenditrice. Dal capitale solido e da riciclare. Invasiva ma soprattutto convincente. Sicura di sé, tanto da lavorare alla luce del giorno. Attraverso l’edilizia sono stati riciclati ingenti capitali ”sporchi” derivanti da altre attività criminali; si è sviluppata un’imprenditoria complessa, che mantiene il controllo del territorio con l’apertura di cementifici ed imprese edili. Una ”valanga” di cemento e speculazione che pochi vedono o sono disposti a vedere.

Cosa mettono, dunque, nel cemento quelli che “giocano” con le impastatrici e le vite degli altri? Cosa hanno messo in questi anni nel cemento delle nostre case, delle nostre scuole, dei nostri uffici? E quanto ci hanno guadagnato per ogni pilastro lesionato, per ogni trave spezzata e per ogni povero cristo rimasto sotto quella lurida e povera polvere che chiamano ostinatamente “cemento armato”?

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

UN NUOVO PARTITO DEMOCRATICO

UN NUOVO PARTITO DEMOCRATICO.


di Raffaele Pirozzi

Siamo impegnati a costruire il nuovo “Partito Democratico” che deve essere non la sommatoria dei Ds e della Margherita con qualche appendice dei Socialisti che hanno aderito alla nuova formazione politica bensì un vero e nuovo Partito.

Noi abbiamo inteso la costruzione del nuovo “Partito Democratico” come il Partito delle donne, dei giovani, dei lavoratori e lavoratrice , e dei piccoli imprenditori che rappresentano il 85% del tessuto produttivo italiano.

Quello a cui siamo costretti ad assistere è qualcosa di diverso e cioè : I socialisti sono visti con fastidio e dove la presenza è “maggioritaria” dei Ds questi fanno man bassa di tutti gli incarichi e viceversa dove la presenza maggioritaria è della “Margherita” avviene quello che fanno i DS.

Tutto questo comporta che i Partiti sono diventati impermeabili ad ogni esigenza di “rinnovamento ” ed incapaci di affrontare i difficili problemi della gente: Sanità, Lavoro.. Redditto ecc.ecc..

Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un nuovo Partito bensì alla “sommatoria di due entità che sta determinando nella gente un “rifiuto aprioristico dell’entità Partito”. Questo, a lunga andare, può mettere in discussione la “democrazia ” nel Paese. E’ il rischio che il Paese sta correndoin questi mesi.

Noi non ci arrendiamo ed a fianco alla necessità di far venire fuori una “capace classe dirigente” in grado di lavorare per la gente, è necessario costruire un Partito Democratico così come era stato inteso il 14 Ottobre 2007: Un Partito aperto ai giovani, donne, ai lavoratori e lavoratrici ed ai piccoli imprenditori.


Napoli, 12/04/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

L'ILLEGALITA' DIFFUSA NEL GIUGLIANESE (NAPOLI)

L’ILLEGATA’ DIFFUSA NEL GIUGLIANESE.(NAPOLI) COME I CITTADINI “ONESTI SONO TUTELATI”? LO SONO?



di Raffaele Pirozzi

Un blitz dei Carabinieri ha scoperto, nei giorni scorsi, 36 lavoratori della “Multiservizi” di Melito di Napoli non erano al loro posto di lavoro.
I carabinieri hanno provveduto a segnalare i soggetti alla Procura della Repubblica di Napoli. Grave, a mio parere, le dichiarazioni degli esponenti politici di Melito che hanno affermato”.
La Magistratura faccia il suo corso e noi assumeremo le decisioni conseguente”.
Insomma, questi Amministratori si sono lavate le mani rimettendosi alle decisioni della Magistratrura.
Il problema è grave per i lavoratori e per l’intera città.
Aggiungo che, non più tardi, di un mese fa, il Consiglio Comunale di Melito aveva stanziato 300.000 Euro per ripianare il Deficit di Bilancio che la “Multeservizi” presentava e per salvare 16 posti di lavoro.
Aggiungo che i 300.000 Euro sono risorse finanziare che i cittadini di Melito di Napoli dovranno, attraverso tasse e tributi , sborsare..
Qualche giorna fa sempre a Melito di Napoli, è stato scoperto un rione illegale costruito senza licenze e con interventi dell’allora Vice-Sindaco e di alcuni funzionari Comunali. A Giugliano in Campania è stato scoperto, grazie ad un’attenta vigilanza, un’intera città illegale di circa 40.000 vani su 110.000.
A Qualiano di Napoli è in atto il giudizio per la commercializzazione delle “bare” di cui sono imputati alcuni impiegati comunali e colui il quale aveva l’appalto. Oggi -11/04/09- si apprende che ben 52 aziende dell’Area Asi di Giugliano sono ferme perchè, nella notte, ladri hanno trafugato circa 200 metri di fili telefonici.
Anche qui, è grave a mio parere, la dichiarazione di un Amministraotre Comunale di Giugliano che sa proporre un ennesimo ed inutile tavolo di concertazione con la Prefettura di Napoli.
La domanda che mi pongo è la seguente: “Come sono tutelati, e se lo sono, i cittadini che rispettano leggi, regole e norme e pagano puntualmente tasse e tributi?”
Siamo a questo punto ed è molto grave per la democrazia, lo sviluppo ed il lavoro.
Per questo affermo che è necessario che Forze dell’ordine e Magistratura siano maggiormente vigili ed attente alla zona Giuglianese.

11/04/09 Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

LA TRAGEDIA DELL'ABRUZZO

 
 

LA GRANDE TRAGEDIA DELL’ABRUZZO

di Lopreiato Antonella

Erano le ore 3.32 del 6 aprile quando l’Abruzzo ha vissuto il terrore per il devastante terremoto che ha distrutto completamente alcuni piccoli paesi della regione. L’epicentro è stato a Tornimparte, la paura e il terrore si sono avvertiti soprattutto all’Aquila, Paganica, Fossa, Collimento, Tornimparte, Villa Grande, tutte località colpite e distrutte dal dolore. La frazione di Onna è completamente rasa al suolo. Continuano incessanti le scosse di riassestamento per tutto il giorno e anche stanotte intorno all’una e quindici si è avvertita l’ennesima scossa fino a raggiungere la capitale registrata dagli strumenti con 5.8 della scala Richter

In totale si contano più di 179 morti e 1500 feriti. Il fenomeno sismico che ha creato il panico e il crollo di molte abitazioni notte del 6 si è avvertito con 5.8 della scala Richter. Gli sfollati sono 17.000, i dispersi 250 e i morti 150. Sono 1500 i feriti. La forte scossa si è sentita anche a Roma e d’intorni.

Dopo il terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, le profonde ferite di una regione che ha subìto la dolorosa perdita di 179 morti ha distrutto gli animi di coloro che nella tragedia hanno perso anche casa, futuro ma soprattutto bambini, familiari e parenti.

Possibile evitare la tragedia? Purtroppo i terremoti non si possono prevedere ma c’è chi dice che le scosse si sono avvertite giorni prima e che si sono susseguite per un’intera settimana e che nessuno ha dato l’allerta perché in quel caso probabilmente si poteva evitare una tragedia così devastante. Sono ancora tanti i ragazzi dispersi nella casa dello studente all’Aquila e stanotte i vigili del fuoco hanno estratto dalle maceria una ragazza di 24 anni, ancora viva, di nome Marta che era rimasta bloccata da tre travi e nemmeno i soccorritori esperti come i vigili del fuoco riuscivano ad estrarla dalle macerie, per via della posizione scomoda e pericolosa degli esperti che hanno dovuto fare i conti con la fragilità dell’operazione e dal fatto che la ragazza aveva i piedi bloccati.

Due coniugi sono morti e tanti altri ancora e oggi tutto il pomeriggio si è mobilitata la protezione civile, i vigili del fuoco, la croce rossa e i volontari che hanno dovuto fare i conti con l’incessante pioggia che impediva ed ostacolava i lavori di estrazione dei corpi e che continuerà anche nei prossimi giorni. Sono 5000 le forze impegnate in questa operazione che arriveranno nella regione oggi e che saranno operativi immediatamente. Gli aiuti arrivano da tutta Italia e il governo ha stanziato 30 milioni di Euro in attesa della riqualificazione della spesa pubblica ed anche l’UE ha contribuito con diversi milioni di Euro. In attesa di quantificare i danni, il Governo si riunisce in commissione e agisce con tempestività ? dichiara il Ministro Carfagna ? con il comitato operativo la notte del disastro naturale, il presidente ha seguito la vicenda per tutta la mattina. E’ stato allertato lo stato di emergenza e oggi ci sarà lutto nazionale. La notte la gente si è organizzata a dormire nelle tende, negli alberghi e nelle macchine. Sono state infatti allestite tendopoli (oltre 400 ed entro la giornata di oggi diventeranno 2000 posti letto) di capienza 8-10 persone per uso familiare e 16 posti letto per quelle più grandi e sono state aperte le pubbliche amministrazioni come le scuole o i circoli per adagiare gli sfollati che ricordiamo sono 70 mila. Rimangono ancora molte domande come ad esempio perché ad oggi queste amministrazioni pubbliche locali sono disagiate e mal ridotte? Perché in una situazione come quella della casa dello studente si deve sentire ancora un numero allarmante di giovani che muoiono sotto le macerie? I genitori che ancora non hanno notizie dei loro figli, come possono sopportare un dolore simile per una non curanza degli edifici inagibili e per niente controllati dal Governo? Qualsiasi male prodotto dalla natura bisogna prevenirlo, prendendo ed attuando misure più concrete, oltre alle norme previste per i rischi sismici.

Il Presidente della Repubblica Napolitano ha espresso il proprio dolore per la furia devastante che si è abbattuta nella città dell’Aquila e dei paesi della provincia incoraggiando le istituzioni locali a fronteggiare con prontezza l’emergenza. A coordinare e distribuire dei fondi e dei mezzi messi a disposizione del governo è stato nominato il sottosegretario Bertolaso.

L’ospedale dell’Aquila il San Salvatore purtroppo è mal ridotto e con il 90% dell’inagibilità è arrivato al punto che purtroppo le persone ferite sono state trattenute nel cortile dell’azienda locale. Si è messo a disposizione una squadra di elicotteristi pronti a trasferire le persone più gravi negli ospedali più vicini.

Sono state messe a disposizione oltre 4.000 stanze d’albergo, servizi navetta e appunto centinaia di pulman. Anche a Paganica sono state allestite tende e utilizzati materiali di sussistenza, materassini gonfiabili per sfollati e ci sono stati decina di migliaia di ricoveri d’emergenza anche nei circoli. Sono arrivati anche psicologi e neurologi da Roma per sostenere e contribuire ad aiutare le persone che hanno subìto il forte trauma di aver perso bambini, familiari e casa.

C’è bisogno di tempestività ed efficienza oltre al massimo impegno possibile da parte del Governo.

 
Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com